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Storytelling e Coaching: cornici di senso per le storie

Per ri-scrivere la nostra storia e rappresentarla come una serie di eventi ordinati nel tempo, dei quali si colgono le relazioni causali e il collegamento con i significati profondi, dobbiamo poterla vedere da un punto di vista emozionale. La cornice di senso per rappresentare una storia è una sorta di “visual storytelling”: si utilizzano modalità di “design” visivo per il racconto e si può rendere semplice ciò che inizialmente ci sembrava difficile esprimere e strutturare.

Prima di definire lo storyboard, la sceneggiatura dove noi spostiamo, aggiungiamo e togliamo, modifichiamo la sequenza degli eventi per narrare il nostro viaggio avventuroso nella vita, abbiamo bisogno di una cornice di senso più emotiva, capace di rappresentare la trama che si sta dispiegando per noi.  Occorre una visione di insieme che integri gli elementi fondamentali per entrare in contatto con le proprie potenzialità eroiche.

A questo proposito è molto significativa la frase dell’Oracolo tratta dal film Matrix Revolutions: “al mondo tutto quello che ha un inizio ha anche una fine“.

Già Aristotele nella “Poetica” aveva affermato che la favola deve essere compiuta e perfetta, in altri termini deve avere unità, ossia un inizio, uno svolgimento ed una fine. Questo ci porta ai tre punti salienti di ogni narrazione che contengono anche i momenti emotivi fondamentali.

1) L’inizio di una storia individua un problema, un ostacolo od un desiderio. Si tratta di un’opportunità oppure una sfida che riguarda il protagonista (coachee), il quale è “chiamato” ad uscire dalla quotidianità e dal corso normale della sua vita.

2) La parte centrale, “di mezzo”, esprime il momento cruciale della lotta, con alterni momenti di tensione e allentamento caratterizzati da prove, ostacoli superati e insuccessi. C’è incertezza e non si sa ancora come finirà. Il protagonista vive il processo di trasformazione che può comprendere aspetti psicologici, spirituali e fisici. In questa fase si scoprono le potenzialità personali e avviene l’acquisizione di nuove abilità o competenze, utili a raggiungere l’obiettivo finale.

3) La “chiusura” esprime la fine di quel ciclo di eventi ed il cambiamento o la trasformazione avvenuta nella storia. Il protagonista (coachee) raggiunge una risoluzione (obbiettivo), fa i conti con i “nodi emotivi” ed ha una esperienza di apprendimento.

Ecco un punto di contatto fondamentale fra storytelling e coaching. In questo ciclo narrativo si compie anche l’arco di trasformazione del personaggio. Il protagonista alla fine del ciclo si modifica, acquista consapevolezza e supera un problema interiore che spesso non sapeva di avere.

Analogamente l’arco di trasformazione del “coachee” prende forma nell’intreccio fra storytelling e coaching e possiamo considerarlo:

  • sia come il cammino necessario per riscrivere la “sceneggiatura” che riguarda la nostra vita e molti dei suoi temi\problemi caratterizzanti (ciò che ci rende unici);
  • sia il racconto delle tappe di un processo di crescita verso una consapevolezza che appartiene a tutte le persone (ciò che ci rende simili).

Le scoperte e l’apprendimento che sono insite nelle nostre narrazioni alla fine mettono in relazione profonda lo scorrere della trama che sappiamo finalmente vedere e il nostro sviluppo interiore, a partire da una “crisi di autogoverno” che è lo stato di partenza per ogni percorso di coaching.

In questo connubio tra storytelling e coaching, possiamo dare valore formativo e per la crescita alle nostre storie personali, al fine di:

  • definire una mappa personalizzata della storia, la nostra cornice di senso;
  • innescare il processo di cambiamento iniziando a rappresentarlo;
  • rendere più fluido e chiaro lo sviluppo della nostra storia futura da cambiare (storyboard), mettendo a fuoco le domande chiave, gli obbiettivi, le sfide, i nemici e gli ostacoli, gli alleati e le risorse.

Se sappiamo vedere il futuro come una storia da raccontare, possiamo già portare il futuro dentro di noi.

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Vivere il cambiamento attraverso le storie

Raccontare storie è la forma più antica di comunicazione umana. Utilizziamo le storie, quasi inconsapevolmente, per condividere esperienze, conoscenze e valori con gli altri e aprirci alla relazione. Gli stimoli narrativi, la nostra capacità di narrare e di riconoscere le storie ci permette una infinita libertà creativa. Abbiamo la possibilità di capire quale futuro possiamo scrivere e quale ruolo possiamo interpretare.

Cambiamento, trasformazione, evoluzione, crescita, percorso, metamorfosi, rinascita,… Queste parole possono ispirarci e darci motivazione ma anche portarci inquietudine e dubbi, timore del nuovo.

Non è certo semplice cambiare le vecchie abitudini e i nostri soliti comportamenti, mettere in discussione il nostro modo di pensare e i nostri valori, sino a rivedere gli ideali e i principi secondo i quali abbiamo vissuto fino a oggi.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
 mi ritrovai per una selva oscura
 ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
 esta selva selvaggia e aspra e forte
 che nel pensier rinova la paura!

Dante Alighieri

Quanta potenza in queste parole di Dante, quale bellissima metafora per raccontare le incertezze e le paure che ci possono cogliere in alcuni momenti della nostra esistenza. A tutti noi capita di imbatterci in qualche “oscura selva emotiva” (W. Bridges) e per uscirne dobbiamo voltare le spalle ad alcune cose e affrontarne di nuove.

Tutte le persone che vogliono vivere il proprio cambiamento possono iniziare a raccontarsi e cercare strategie e obiettivi per riscrivere attivamente il proprio futuro prossimo. La narrazione di storie e l’identificazione (o il disaccordo) con i personaggi possono essere una risorsa fondamentale per uscire dai dilemmi della quotidianità. Ci fa riflettere su ciò che è importante per noi, sul nostro modo di stare al mondo.

Vivere il cambiamento e la trasformazione

Le storie che siamo capaci di ascoltare e di raccontare:

  • diventano fonte di ispirazione per spiegare le complessità del cambiamento
  • possono renderci più abili nel gestire il cambiamento
  • incoraggiano il pensiero innovativo e l’accettazione di nuove idee
  • sono fortemente motivanti, perché adottano la potenza della metafora.

Possiamo vedere subito in atto la nostra capacità narrativa quando raccontiamo la storia di un nostro risultato raggiunto, di una sfida vinta o di una soluzione trovata a un problema. Ecco che siamo istintivamente portati ad esprimere con maggiore chiarezza il nostro vissuto personale con una ricchezza di dati che permette la rilevazione delle nostre abilità, attitudini e dei principi che ci guidano. Mettiamo a fuoco come abbiamo espresso la nostra creatività, le nostre risorse, le nostre potenzialità.

Per raccontare una storia

Nell’ambito delle nostre narrazioni si possono riconoscere elementi sia della struttura narrativa sia di apprendimento e risposta, ovvero di cambiamento e risoluzione. Vediamoli brevemente seguendo il ciclo tipico delle favole e delle storie.

“C’era una volta”: lo status quo, dove la storia ha inizio e troviamo i personaggi.
“Poi un giorno”: ecco l’evento scatenante, i personaggi incontrano un problema o una sfida.
“Per questo motivo”: c’è il richiamo all’azione, la presa di coscienza e l’accettazione della sfida. La storia cambia verso.
“L’apice della storia”: ora si è in gioco, i personaggi affrontano la nuova situazione (sfida) e vivono il cambiamento impegnandosi al massimo;
“La risoluzione”: siamo arrivati al finale, l’epilogo con la soluzione che esprime il risultato delle azioni. Ci sarà il successo?
“La morale”: noi tutti, attraverso i personaggi, apprendiamo qualcosa di nuovo dal corso di azioni e dal suo esito. Il cambiamento è compiuto e diviene parte della nostra mappa del mondo.

Ora siamo più consapevoli, abbiamo maggior chiarezza nel vederci in una dimensione nuova e possiamo dare il nostro significato alle parole cambiamento, trasformazione, crescita, percorso.

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