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L’immaginazione è il talento per ripensare il futuro

L’immaginazione ci aiuta a dare senso e significato a scenari alternativi che potrebbero avvenire, così da poter creare un futuro nuovo. La definizione del sito web saperi.it alla parola immaginazione riporta: la facoltà di concepire nella fantasia e accostare liberamente, senza regole fisse, immagini, concetti e pensieri.

 Ogni nostra “impresa. ogni traguardo raggiunto, ha avuto immaginazione, ovvero la capacità di pensare in modo diverso ed originale un corso di azioni che hanno portato nuovi esiti e aperto nuove possibilità. Il significato dell’impresa come azione ed iniziativa importante e difficile è pertanto intimamente connesso al saper esplorare anche quello che non si vede e che riusciamo a far apparire davanti ai nostri occhi: “phantasma” (ciò che appare) in latino diventa “imago”.

Le immagini diventano come dei “simulacri”, ovvero delle figure che non corrispondono esattamente alla realtà, che simulano la presenza di ciò che non può esserci ma che si può concepire. Irrompe con forza l’idea di saper vedere e pensare al futuro utilizzando sia la nostra parte razionale e sia la nostra parte creativa e immaginativa. Dal mio punto di vista la funzione immaginativa si può e si deve nutrire di alcuni concetti di partenza quali: analogia, metafora, divergenza e lateralità, sogno.

Analogia

Il nostro fattore “esperienziale” ci porta a navigare sul terreno pratico e cercare, tra i fatti e i dati empirici, le analogie e le somiglianze tra elementi, situazioni, vissuti personali. Si stabiliscono così similitudini e si individuano relazioni arrivando a concepire delle nuove soluzioni. Ognuno di noi costruisce il suo sapere attraverso il confronto con il sapere già disponibile e questo processo gioca un ruolo importante ai fini della nostra conoscenza personale.

Questa capacità di pensare in modo analogico va applicata sapendo includere ed escludere gli elementi che occorrono per stabilire le analogie. Non si procede sulla base di una visione superficiale e immediata, ma occorre confrontare le possibili opzioni date da differenti modalità di correlare le cose e sostenere la soluzione scelta alla luce delle conoscenze e dei saperi applicati.

Immaginando relazioni possibili tra situazioni ed elementi di contesti diversi, viene elaborato un modello mentale che mette in connessione le conoscenze acquisite con nuovi ambiti di applicazione e si amplia l’orizzonte della nostra mente. Le analogie ci fanno diventare con il tempo più “esperti” e ci proiettano in un futuro ricco di stimoli e di collegamenti presi dalla realtà che viviamo.

Metafora

La metafora consiste nell’usare una parola, una frase, un discorso, per esprimere un concetto diverso da quello che si esprime abitualmente in forma semplice e accessibile. La metafora permette di illustrare con meno parole, di sintetizzare ampliandone l’immaginario, un concetto, un simbolo, un oggetto. La metafora è quindi una trasposizione simbolica di immagini.

Il “pensare per metafore” è una modalità della nostra mente. Non è relativo al solo campo poetico e artistico. La scienza contemporanea parla sempre più spesso per metafore e immagini tratte dal vivente. In fondo come forme di vita siamo nati dal “brodo primordiale”. Le metafore poetiche proiettano “il noto verso l’ignoto”nella ricerca di senso alla dimensione umana. Le metafore scientifiche si sforzano di riportare “l’ignoto al noto” per accrescere la conoscenza umana: davanti a un oggetto o a un fenomeno ancora largamente sconosciuto, si ricerca una spiegazione ricorrendo a similitudini e paralleli con un oggetto o un fenomeno conosciuto. Ecco dispiegata la potenza delle metafore quando decidiamo di utilizzarle per esplorare il nostro futuro.

 Pensiero laterale

È il pensiero esplorativo e generativo che porta infine a nuove idee e nuovi concetti in quanto si allontana dal noto e dall’atteso e non viene utilizzato come risorsa per dimostrare ipotesi precostituite. Per generare nuove risposte bisogna affrontare la sfida di allontanarsi da sentieri già visitati e battuti. “Con il pensiero verticale, uno si muove solo se c’è una direzione in cui muoversi; con il pensiero laterale uno si muove per creare una direzione”. “Non puoi scavare una buca in un punto diverso del terreno scavando sempre più in profondità la medesima buca”. Così si esprime Edward De Bono.

Alcuni fattori ci aiutano a rappresentare il pensiero laterale e sono:

  • fluidità: la capacità dimostrata da una persona di fornire il maggior numero possibile di risposte a una domanda data;
  • flessibilità: il numero di categorie concettuali alle quali le risposte del soggetto possono essere ricondotte;
  • originalità: la facoltà di esprimere idee nuove e realmente innovative, le quali portano un “salto” cognitivo, una discontinuità con le precedenti.
  • elaborazione: è l’abilità del soggetto di dare una veste concreta e operativa alle proprie idee.

Questi fattori ove coltivati, sperimentati e utilizzati, ampliano la capacità creativa delle persone.

Il pensiero laterale si fonda sulla ricerca deliberata di nuove prospettive, nuovi punti di vista da cui esaminare il problema, angoli visuali innovativi che consentono di rompere gli schemi percettivi abituali e arrivare ad un approccio originale ed efficace rispetto al tema da affrontare. Il futuro necessità della nostra capacità di divergere, di saper cogliere gli scenari possibili e creare i nostri “nuovi mondi” possibili.

Sogno

La dimensione del sogno rappresenta un universo parallelo alla vita reale ma capace, per molti aspetti, di incrociarla, influenzarla e talvolta cambiarne la direzione. Ciò che sogniamo ci aiuta “in primis” a conoscere meglio noi stessi, i nostri desideri, le paure e tutto ciò che la nostra anima desidera o teme. Il sogno è una rappresentazione così come lo è il teatro ed entrambe queste forme rivisitano, rielaborano e ricreano avvenimenti che partono dall’esperienza della realtà, eppure al tempo il primo tende a superarne le limitazioni.

Il sogno è la manifestazione della creatività individuale più spontanea e universalmente diffusa. Si manifesta con semplicità, ovvero il sognatore è quasi sempre al centro della scena principale e anche quando non è protagonista, comunque interpreta sé stesso, mantiene l’identità in cui si riconosce e il proprio punto di vista. Per questo il sogno è paragonabile a una “pieces” teatrale nella quale interpretiamo noi stessi in qualità di attori, vivendo la nostra storia in una dimensione onirica.

Proprio in questa dimensione onirica si esprime la potenza del sogno di essere un messaggio aperto al futuro: lo stesso fatto di conservare il ricordo di un sogno è un invito sottinteso a completare e risolvere il suo significato. Così possiamo agganciarci agli aspetti emozionali, suscitati e lasciati dalle impressioni del sogno e collegarli alla funzione molto importante di apertura della dimensione “sospesa” fra realtà e fantasia, fra conosciuto e misterioso.

Il sogno apre il territorio del possibile perché immaginabile, ci porta a esplorare scenari e mondi alternativi o innovativi, nei quali ci muoviamo senza rinunciare ad essere noi stessi, attivando risorse cognitive che possono permetterci di “dare senso” alle visioni. Il sogno ci permette di lavorare con la dimensione simbolica e di mettere in gioco aspetti di noi stessi che la vita reale non ci permette di esplorare. Nella frontiera dell’immaginario troviamo i simboli che possiamo richiamare ed evocare per trasformare la realtà.

Saper Immaginare il futuro

Analogie, metafore, pensiero laterale e sogno, ampliano il nostro talento di immaginare il futuro, alimentano e nutrono questa necessità vitale di pensare al domani come il luogo possibile dove stare meglio, essere più felici e realizzati.

Un circuito che parte dalle nostre emozioni, da ciò che ci fa sentire vivi e che nutre il nostro animo. Analogie e metafore possono essere evocative e altamente immaginative e quindi dare corpo alle emozioni, alle passioni, dalle quali siamo ispirati e motivati all’azione. Il pensiero laterale e divergente aiuta e favorisce la produzione di nuove idee. Il sogno, come sfida a immaginare una realtà diversa nei suoi caratteri essenziali, ci sostiene e ci proietta verso il nuovo e ci fa compiere un balzo più in là, con il cuore oltre l’ostacolo.

La dimensione dell’umano richiede salti in avanti e allo stesso tempo armonia con ciò che siamo e che ha caratterizzato il nostro percorso e la nostra storia. Saper riorganizzare“ creativamente queste forme di pensiero stimola la capacità di immaginare, ci aiuta a muoverci nella complessità del futuro senza perdere di vista il senso e la finalità della funzione immaginativa.

You may say I’m a dreamer

But I’m not the only one

I hope someday you’ll join us

And the world will be as one

Imagine, John Lennon

Contesto e narrazione personale: the big picture!

La cultura ed il contesto sociale, in senso ampio, forniscono un menù di temi, immagini e intrecci all’interno del quale noi scegliamo i “blocchi” di riferimento per costruire il nostro percorso unico e la sua cornice. Le narrazioni di auto definizione sono situate in maniera complessa e differenziata in tali ambiti, a diversi livelli. Ecco alcuni spunti per comprendere il contesto delle nostre storie.

Contesti sociali ed ecologie di genere

Le narrazioni vengono create anche per rispondere alle richieste dei ruoli sociali che ricopriamo e delle nicchie storico-culturali a cui ci riferiamo: entrambe ci inducono alla ricerca di risposte ai problemi posti dai vari gruppi e sottogruppi di riferimento cui facciamo parte.

Questo succede in modo analogo nel mondo digitale, dove la narrazione personale si esprime in relazione alle comunità di appartenenza. Queste ultime hanno un tema centrale che funge da aggregatore per lo scambio e lo storytelling. Si pensi ad esempio alle “community” dei propri interessi personali, sportivi o culturali alle quali apparteniamo, ad un gruppo sui social network del tenore di Facebook, Linkedin e Instagram, oppure un gruppo di messaggistica in Whatsapp o similari.

Altri sotto-contesti sono quelli relativi al ceto sociale, l’etnia, la religione, l’orientamento sessuale, la categoria professionale e il luogo di lavoro, nonché l’epoca storica nella quale si vive e gli adattamenti all’ambiente.

Infine consideriamo come i contesti di genere  possono influenzare le narrazioni personali (Thorne, 2000).

  • Per il genere maschile, l’audience a cui saranno rivolte le storie tende a restringersi abbastanza presto nell’adolescenza e a ridursi ulteriormente nell’età adulta. Si comincia privilegiando come destinatari per i racconti gli amici dello stesso sesso e, successivamente, le mogli, preferendo una modalità di narrazione più intima.
  • Invece per il genere femminile, il pubblico si mantiene più ampio lungo tutto l’arco dell’esistenza, includendo amici e membri della famiglia. Si mantiene una narrazione più socializzante.

cultura-società-storytelling

La cultura avvolge le storie di vita

Le storie di vita possono dirci molto su una determinata civiltà. Catturano ed elaborano metafore e immagini che hanno una risonanza formativa all’interno di una cultura specifica. In primis abbiamo la distinzione tra:

  • coloro che la cultura glorifica come personaggi buoni e
  • quelli che condanna come personaggi cattivi, presentando anche le diverse varietà intermedie tra questi due estremi.

Viene inoltre fornito ad ogni persona un assortimento corposo di storie di vita tra cui scegliere, le quali trasmettono insegnamenti valoriali e principi di comportamento da cui attingere. Infine il contesto culturale e le storie emblematiche che lo rappresentano, possono produrre un set di significati tale da riempire l’esistenza personale in quella cultura.

Le scelte narrative di ognuno di noi indicano anche il tipo di relazione che abbiamo con i nostri contesti di riferimento. Le persone decidono di confrontarsi con diversi tipi di storie:

  • rifiutandone molte,
  • talvolta ribellandosi a quanto viene reso disponibile dal contesto (ma la ribellione è anch’essa il segno dell’influenza esercitata sull’individuo),
  • infine modificando quelle selezionate per adattarle alla loro esistenza unica.

In questo adattamento siamo guidati da un insieme di situazioni congiunte, ovvero dalla congiuntura relativa al nostro mondo sociale, economico e politico, unitamente a quanto proviene dal background familiare, dalle esperienze educative nonché dai propri tratti personali (McAdams & Pals, 2006.  Thorne, 2000.  Singer).

Concludo con un detto africano che rende in modo incisivo l’idea del contesto della storia. Per educare un bambino occorre tutto un villaggio. Proverbio del Kenya

Siamo storyteller naturali e cercatori di senso

Nelle nostre storie, nei racconti che quotidianamente ascoltiamo o narriamo, c’è la nostra ricerca di senso. Le persone si adoperano per dare un significato compiuto ed un ordine alle loro vite. Questa crescita in termini di consapevolezza avviene attraverso un processo di storytelling personale:

  • sia comprendendo sé stessi come individui nella loro unicità,
  • sia come esseri sociali pluralmente definiti dalla fase di vita, dal genere, dal gruppo etnico di appartenenza, il ceto sociale e la cultura.

L’approccio del coaching narrativo, come esprime David Drake, considera un diverso set di ipotesi, in primis una maggiore coscienza senza pregiudizi delle persone nel loro stato attuale. Tratta le storie e le azioni individuali come le basi necessarie per possibili modifiche dello status quo.

La trama dei nostri racconti di vita è fatta di traiettorie sociali, quei percorsi attraverso i quali i soggetti si trovano in determinate circostanze e cercano di gestirle nel migliore dei modi. È dalle traiettorie, dal sentiero a volte tortuoso, che si ricavano, unendo i punti, i gradini di un cammino individuale, dal quale si evince la varietà dei percorsi di vita.  Distefano, 2006, che riprende Bertaux, “Racconti di vita”.

Per raggiungere ciò che ognuno di noi vuole davvero la strada pertanto non è dritta, anzi  spesso è un percorso tortuoso. Le persone raramente hanno una visione chiara finché non si è nel flusso della auto narrazione e della ricerca di senso.

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Siamo tutti storyteller, narratori naturali

Il coaching narrativo tiene conto che le storie personali racchiudono un grande potenziale, non sempre realizzato: possiamo crescere e apprendere dalle narrazioni basate sulle esperienze personali. Le storie che conosciamo meglio sono le nostre: ne siamo autori e protagonisti, sia per il tempo a cui rimandiamo, sia per i contesti e le dinamiche relazionali che intrecciamo.

Apprendere vuol dire ricavare da ciò che raccontiamo lezioni e saggezza per la crescita personale, anche se questa maturità non implica un immediato senso di benessere. Per crescere può essere necessario un riconoscimento di ciò che si è perso, di come avremmo potuto agire in maniera più funzionale e di ciò che probabilmente non si verificherà mai più.

Siamo cercatori di senso

Questa accettazione, per quanto può essere sofferta, in realtà consente a tutti noi di:

  • esprimere dei miglioramenti per la vita futura
  • prendere nuove decisioni con maggiore giudizio
  • poter raggiundere i nostri traguardi, grazie all’apprendimento di lezioni.

Le lezioni di vita (Singer, 2006) sono allora quanto noi possiamo estrapolare dalle esperienze, per dirigere il nostro futuro verso circostanze simili a quanto abbiamo appreso. Attraverso l’acquisizione di intuizioni, il messaggio di un’esperienza viene portato alla connessione più profonda del Sé e ad una conoscenza più ampia del mondo e delle relazioni con gli altri.

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L’identità Narrativa, siamo ciò che raccontiamo

Le persone costruiscono e condividono storie su sé stessi (auto narrazioni), dettagliando particolari episodi e periodi delle proprie vite e ciò che tali esperienze hanno significato per loro. Queste auto narrazioni sono la base per la costruzione della nostra identità narrativa.

La narrazione è presente in tutta la storia dell’uomo ed in tutte le civiltà ed i paesi del mondo: è una delle poche caratteristiche umane universali, come la musica, e differenzia in modo sostanziale il genere umano dalle altre specie viventi della terra. Gli esseri umani sono “storyteller” sin dalla notte dei tempi. Racconti popolari, reality, aneddoti, film e romanzi, fiabe sono tutte forme di una medesima attività che si svolge ed è sempre stata svolta in ogni cultura umana conosciuta.

Già dagli scorsi decenni è emersa l’idea che le persone creino l’identità attraverso l’elaborazione di storie sulle loro esistenze. Questo tema incrocia la psicologia, la pedagogia, la formazione e adesso anche il coaching. Attraverso l’identità narrativa, le persone esprimono a sé stesse a agli altri ciò che sono adesso, come sono arrivate a diventare ciò che sono e come pensano che i loro percorsi di vita potrebbero essere in futuro.

La storia di vita sintetizza infatti i ricordi episodici, gli scopi e gli obiettivi personali, creando un racconto identitario coerente (McAdams&McLean, 2013). Attraverso i racconti di vita possiamo costruire e interiorizzare la nostra storia di vita integrata e in evoluzione ed esprimere l’identità narrativa (Singer, 2004).

Il valore e la funzione dell’identità narrativa consistono appunto nella possibilità per ciacuno di noi di:

  • riformulare il proprio passato autobiografico;
  • allargare la consapevolezza del presente come elemento di congiunzione della storia di vita;
  • poter immaginare il futuro in modo tale da fornire alla propria esistenza un certo grado di unità, scopo e significato.

A conferma della rilevanza dell’identità narrativa, McAdams&McLean (2006) ritengono che essa sia uno dei cinque elementi costitutivi della personalità da loro “concepita come 1) una variazione individuale unica sul disegno evolutivo generale della natura umana, espressa come un modello evolutivo di… 2) tratti personali, 3) caratteristiche adattive e 4) narrazioni di auto definizione situate in maniera complessa e differenziata 5) nella cultura e nel contesto sociale”.

Il coaching narrativo pone il focus e l’accento sul futuro inteso come lo spazio delle possibilità e il tempo della storia da scrivere, sviluppando la prospettiva integrata delle narrazioni personali. In estrema sintesti, le storie di vita e lo storytelling personale hanno una funzione fondamentale, aiutarci a trovare il nostro posto nel mondo.

“In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia… Nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te.” Andrea Camilleri

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Envisioning: il talento di vedere “oltre la siepe” e ripensare il futuro.

Il termine envisioning viene dal verbo inglese to envision e ci porta a concepire una situazione che sia possibile realizzare in futuro. Envisioning significa, con accezione più ampia, crearsi una visione chiara e lungimirante di qualcosa che ci riguarda, esprimendola attraverso un’immagine vivida.

  • Per il Dizionario Collins online di inglese c’è il riferimento a qualcosa che possiamo prevedere, predire.
  • Per il Learner’s Oxford Dictionary questa capacità di immaginare è collegata ad una situazione verso cui rivolgiamo il nostro impegno, affinché possa accadere.

Anche le imprese e le organizzazioni possono esprimere questa capacità di envisioning, ogni volta che si torna a rivedere e aggiornare la missione, la visione, la strategia ed i valori guida.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. Giacomo Leopardi.

E’ un prendere spunto in modo un pò audace e temerario dalle parole del poeta. Tuttavia trovo queste parole emotivamente efficaci per farci riflettere sul senso del limite che poniamo al nostro sguardo e dove lo rivolgiamo. Abbiamo tutti le “nostre siepi personali” che limitano la vista dell’orizzonte, che non ci permettono una visione più elevata, più ampia.

La nostra capacità di envisioning può essere davvero un talento da esprimere che ci porta a “vedere oltre” per darci la possibilità di un futuro migliore, più vicino alle fonti della nostra auto-realizzazione. Certo un pò di “paura” ci può stare perché una visione più ampia e più nitida richiede poi di gestire la maggiore sensibilità interiore acquisita.

Per sviluppare questa capacità è fondamentale saper rivolgere lo sguardo in diverse direzioni, ognuna delle quali può portarci una maggiore profondità ed una maggiore consapevolezza. Propongo qui 5 modalità di allenamento, ognuna con un focus particolare, che possono essere svolte in un percorso di life coaching e di team coaching.

Osservare il passato

Il passato è il percorso che abbiamo fatto, è lo sguardo che rivolgiamo a questo cammino, sono le cose accadute che ricordiamo. Gli eventi sono localizzati nel tempo rispetto ad un dato momento, possono precederlo o seguirlo, subire salti improvvisi ma identificabili in relazione alla nostra linea del tempo. Troviamo il senso di quello che è successo attraverso la  nostra narrazione, che diventa il modo per viaggiare alla ricerca dei significati importanti per noi.

Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale”, come diceva Cesare Pavese. Con il supporto del coaching narrativo osservando il passato scopriamo quali sono gli insegnamenti che si possono apprendere,  per darci la nostra identità. Possiamo così rivedere la missione personale e pensare ad azioni da sviluppare in modo diverso dal passato (cambiamento).

Guardare l’insieme

Saper guardare alla complessità della vita è l’espressione della nostra capacità di cogliete la trama delle cose, avendo una visione allargata, espansa.

Le nuvole si ammassano, il cielo si rabbuia, le foglie si alzano verso l’alto: sappiamo che pioverà. Sappiamo che anche dopo il temporale la pioggia andrà ad immettersi nella falda freatica a chilometri di distanza e che domani il cielo sarà chiaro. Tutti questi eventi sono lontani nel tempo e nello spazio, eppure sono tutti collegati nell’ambito dello stesso sistema. Ognuno di essi ha influenza sul resto, un’influenza che normalmente è nascosta alla vista. Si può comprendere il sistema di un temporale soltanto contemplando l’intero, non una qualsiasi parte di esso. Peter Senge.

Senge è uno dei primi ad aver parlato della competenza del pensiero sistemico. Leggere la realtà utilizzando questa competenza vuol dire mettere in relazione gli eventi, le situazioni, i luoghi, i comportamenti, in una unica trama interconnessa. Non solo in ogni sistema abbiamo parti i cui elementi costituiscono contemporaneamente anche altri sotto-sistemi. Questo è guardare l’insieme ed il coaching ci può aiutare a interpretare il mondo in modo diverso.

Vedere le relazioni con gli altri

Nei contesti sociali e di lavoro costruiamo reti di relazioni, sviluppando le nostre abilità comunicative e la capacità di usare strategie di apprendimento e correzione dei nostri comportamenti. Vedere il dispiegarsi delle nostre relazioni con gli altri va “oltre” l’abilità di gestire gli aspetti relazionali quali trasmettere informazioni, comunicare in situazioni interpersonali, utilizzare strumenti di comunicazione, comunicare in gruppo, negoziare, ecc.

L’espressione “Io ti vedo” nel film Avatar, del regista James Cameron, è un concetto molto profondo della lingua dei Na’vi, gli abitanti del pianeta Pandora: ci rivela la possibilità che io “veda dentro di te, cioè io veda la tua anima”.  Questa frase è una formula di saluto rituale dei nativi d’ America che stava ad indicare il fatto che riconoscessero nell’identità dell’altro lo Spirito che guidava il loro popolo.

Empatia e assertività sono competenze fondamentali, da allenare con il coaching, per vedere l’esistenza degli altri e non considerare noi stessi come l’universo intero, cosa che istintivamente siamo portati a fare.

Scorgere il flusso in noi

Saper vedere l’invisibile consapevolezza del flusso ci fa cogliere quel particolare stato di grazia in cui si è immersi nelle attività che ci coinvolgono, arrivando a perdere la cognizione del tempo.  Il concetto di “Flow” (fluire, scorrere), legato ai nostri momenti “magici”  lo dobbiamo al ricercatore americano Mihaly Csikszentmihalyi, all’inizio degli anni ’70 presso la Claremont Graduate University.

Scorgere in noi il flusso, vederci dentro un’esperienza ottimale, vuol dire percepire la felicità, trovandola ogni volta in cui siamo completamente coinvolti nella situazione che stiamo vivendo. In quel momenti siamo rapiti e concentrati e il tempo sembra fermarsi poiché ogni istante di piacere si dilata sino a sembrarci infinito. La maggior parte delle persone ha vissuto questa situazione: la realtà esterna, il nostro agire e lo stato d’animo si uniscono nel “Flow”. Il coaching narrativo ci aiuta a ri-trovarlo e viverlo appieno.

Immaginare il futuro

Non si può costruire il futuro se non siamo ben radicati nel presente, ovvero nel cosa c’è adesso, è quello che stiamo vivendo nella nostra vita quotidiana, quello che siamo capaci di cogliere ora.

Il coaching narrativo ci porta a raccontare il futuro come il mondo delle possibilità, l’unica dimensione dove c’è il cambiamento che possiamo attuare, dove si sviluppa il percorso e la trasformazione da compiere. Trovare la strada da fare, vedere le tappe, immaginare come saremo quando avremo raggiunto i nostri traguardi, cosa sentiremo, cosa proveremo, chi avremo accanto.

La nostra visione del futuro ci deve ispirare, senza avere lo sguardo ancora condizionato dal passato. Per realizzare il nostro domani la capacità di envisioning si sviluppa nella sua massima espressione: abbiamo bisogno di nuovi occhi con cui vedere il mondo. “Oltre la siepe” c’è il nostro talento.

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