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Il coaching alla resilienza

La resilienza come concetto e come capacità

Il Coaching alla resilienza allena la nostra capacità di rimanere adattivi quando siamo sotto pressione per ri-adattarsi alla nuova situazione.

  • In fisica, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a un urto improvviso senza spezzarsi e deformarsi, ovvero la resistenza che un materiale offre alle azioni dinamiche esprimendo elasticità.
  • In biologia la resilienza è la capacità di auto-ripararsi dopo un danno. In ecologia tanto più un ecosistema è dotato di variabilità dei fattori ambientali, tanto più le specie che vi appartengono sono dotate di un’alta resilienza.

La resilienza dovrebbe essere ricompresa nelle Life Skills che l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto come “competenze psicosociali” per la vita. Infatti, per ognuno di noi è fondamentale la capacità di riprendersi velocemente e senza conseguenze da eventi e circostanze negativi, ovvero la capacità di superare indenni le avversità e le ferite che la vita quotidiana ed alcuni eventi significativi ci riservano.

In un contesto lavorativo, la resilienza personale è la capacità di far fronte a problemi e sfide affrontati nella pratica del lavoro. Se si procrastina e non si affrontano i temi caldi e più impegnativi per noi, questi possono accumularsi sino al punto in cui non possiamo più affrontarli in modo funzionale. Ognuno di noi affronta la pressione negativa (stress) in modo diverso. Per alcuni, i problemi sono visti come una terribile sfida, mentre per altri la stessa situazione è semplicemente impegnativa. Ciò è dovuto a diversi fattori che adesso vediamo brevemente e per i quali sono stato ispirato dall’ottimo lavoro di Carole Pemberton sulla resilienza.

3 fattori che influenzano la resilienza

Tratti di personalità. Questa teoria ritiene che la personalità non sia nient’altro che la somma dei tratti del carattere di un individuo e che queste caratteristiche siano in grado di spiegare il comportamento osservato nelle persone. Ci sono persone che  sembrano  in grado di affrontare qualsiasi difficoltà e cadere sempre in piedi. Potrebbero essere “geneticamente benedetti”, ma anche coloro che sostengono il ruolo della genetica nella resilienza riconoscono che essa gioca solo una parte. Gli studi ci dicono che come siamo può essere spiegato in parte da fattori ereditari. La genetica influenza solo in parte il nostro comportamento.

Protezione e attaccamento sicuro. La possibilità di avere un attaccamento sicuro sin dall’infanzia, fornisce al bambino una “base sicura”. Questo concetto è stato elaborato da Bowlby sul finire degli anni ’60 e si riferisce ad un ambiente caratterizzato dalla figura materna, che permette al bambino di sentirsi pienamente protetto ed accettato. Così impariamo che quando siamo ansiosi, preoccupati o sconvolti possiamo essere rassicurati. Il bambino si sente sostenuto e questo gli permette di esplorare il mondo circostante senza timore. Nel corso del tempo sviluppiamo questa capacità per noi stessi, in modo che quando usciamo da soli nella realtà, abbiamo interiorizzato di poter gestire le difficoltà.

 Apprendimento dalle difficoltà. Molti ricercatori hanno inteso la resilienza come una capacità che si sviluppa nel tempo in relazione all’apprendimento. Piuttosto che stabilire a priori dei livelli di resilienza, c’è un continuum tra resilienza e vulnerabilità lungo il quale ci muoviamo costantemente.

Pertanto la resilienza si sviluppa lungo un processo che la considera come un elemento che viene in gran parte appreso incontrando fattori di stress e ottenendo fiducia, autostima e competenza nell’affrontare le sfide e le avversità. In questo approccio, la resilienza cresce nell’arco della nostra vita e non è una qualità speciale disponibile per pochi.

Carenza di resilienza

Talvolta la resilienza è fraintesa come la capacità di essere corazzati contro le difficoltà. Avere sempre avuto successo può significare che coloro che riconosciamo “talentuosi” sono a volte i meno preparati per affrontare le deviazioni da ciò che si aspettano. La persona che si è sempre posizionata nella casella alto potenziale/alte prestazioni della griglia del talento può essere la meno attrezzata per affrontare difficoltà impreviste. È come se sciando fossimo finiti in un tratto di fuoripista e non siamo mai stati abituati ed allenati ad affrontare quel terreno e quelle virate impreviste.

Ecco allora cosa succede se abbiamo una carenza di resilienza:

  • Perdita di fiducia in sé stessi.
  • Difficoltà nel prendere decisioni e senso di incertezza e frustrazione.
  • Creatività ridotta, non siamo più capaci di generare alternative, vedere opzioni e valutarle per scegliere strategie di azione.
  • Difficoltà nel gestire le proprie emozioni e quindi amplificazione dei nostri stati d’animo.
  • Desiderio ridotto di contatto sociale, come se vedessimo minacce nella relazione con gli altri al nostro precario equilibrio. Il desiderio di ritirarci in noi stessi aumenta il disagio.

Il coaching alla resilienza

Vedere la resilienza come una capacità appresa dall’esperienza non ci protegge dall’essere destabilizzati. Questo significa che dobbiamo imparare a gestire la reazione allo stress, in modo che sia di breve durata.  Significa anche che ognuno di noi può continuare a funzionare in molte aree della vita, ma patisce un’area specifica incontrando una difficoltà particolare legata ad essa.

Ecco che il coaching alla resilienza porta a centrare il focus su ciò che determina la carenza di resilienza rispetto ad altre condizioni legate allo stress che invece sappiamo gestire. Una persona potrebbe aver perso la resilienza riguardo a un aspetto specifico ed essere psicologicamente a posto e continuare ad avere comportamenti funzionali in altri ambiti.

Tale stress può derivare da un evento unico, come una battuta d’arresto della carriera o la fine di una relazione. Può anche venire dall’essere esposto a richieste incessanti per un periodo di tempo. Sempre più spesso ci viene chiesto di fare di più, più velocemente, con meno risorse e con  scadenze assillanti.

Il coaching sulla resilienza si concentra su quali aspetti della tua resilienza sono stati influenzati e resi carenti rispetto ai 3 fattori che abbiamo considerato prima e sulla costruzione della capacità. Come un allenatore personale il mio lavoro come Coach consiste nel rafforzare la capacità di rimanere flessibile nei pensieri, nei comportamenti e nelle emozioni quando si è in carenza di resilienza per uno specifico stress. Il coaching sulla resilienza ci sostiene e ci aiuta a:

  • Capire cos’è la resilienza in pratica e in che modo possiamo valorizzarla come la nostra personale combinazione di genetica, disponibilità di fattori protettivi e apprendimento.
  • Esprimere la nostra identità narrativa, come variabile chiave della resilienza di fronte ad una difficoltà significativa della vita, al fine di migliorare la propria narrazione.
  • Imparare a proteggerci per il futuro, ponendo il focus sulla costruzione della protezione attraverso strategie di azione e feedback, oltre che sul rafforzamento di capacità interne.

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci. (Charles R. Swindoll)

Business Coaching: tra evoluzione e resilienza

Il cambiamento che non è solo reattivo o subito passivamente porta ad una evoluzione consapevole dell’impresa. Allo stesso modo anche la resilienza, ovvero il saper assorbire gli urti e proseguire il cammino è fondamentale per raggiungere gli obiettivi. Il futuro si costruisce sviluppando due elementi fondamentali che confluiscono in una forma integrata di potenziale organizzativo espresso. Vediamo brevemente come.

Per il vocabolario Treccani, il termine evoluzione indica “ogni processo di trasformazione, graduale e continuo, per cui una data realtà passa da uno stato all’altro – quest’ultimo inteso generalmente come più perfezionato – attraverso cambiamenti successivi”. L’evoluzione è quindi un percorso consapevole verso il miglioramento e nelle imprese può riguardare i ruoli, i prodotti, i processi, il modello di business.

Il cambiamento può avere una origine esterna a volte impredicibile ed arrivare come un’onda impetuosa che richiede azioni per non essere travolti dalla marea.  La crisi è infatti una delle fonti principali se non la fonte primaria del cambiamento nelle aziende e questo può spaventare le persone. Spesso temiamo di non essere preparati ad affrontare le avversità e la tempesta.

Cambiare in “stato di crisi” per una organizzazione significa trovarsi nelle condizioni più difficili, quando le scelte e le decisioni vengono prese con la contemporaneità dei criteri dell’urgenza (le soluzioni non sono più rinviabili) e dell’importanza (le soluzioni sono drastiche e con alto impatto emotivo).

L’evoluzione è un percorso di miglioramento consapevole che porta una trasformazione graduale. Questo richiede un passaggio culturale non indifferente, ovvero che il processo di miglioramento debba essere “continuo” e far parte della vita delle organizzazioni, quindi non episodico e legato alle contingenze esterne.

L’evoluzione ha inoltre un approccio morbido: è ben metabolizzata dalle persone perché si fonda su un cambiamento graduale e incrementale. Non si cambia in modo traumatico come in una “pesante” riorganizzazione bensì si cambiano le prassi di lavoro nel quotidiano, minimizzando l’impatto delle discontinuità.

Il Business coaching, per come lo vivo, aiuta le imprese e le allena all’evoluzione:

  1. consente di effettuare un esame della realtà in relazione a quale futuro l’impresa desidera raggiungere, per non essere solamente reattiva di fronte al cambiamento e quindi vivere in modo sofferto le discontinuità che si manifestano;
  2. sviluppa il contesto organizzativo di modo che risulti “quasi impossibile” non arrivare ad una trasformazione, modificando o innovando il modo di lavorare insieme.

Veniamo ora al concetto di resilienza, espressa come la sua la capacità di assorbimento degli urti inaspettati. Certamente non si può pensare che ogni percorso di miglioramento, ogni fase del ciclo di vita di una impresa, non subisca traumi esterni e che il “viaggio organizzativo” sia un tragitto immune da colpi e da scossoni. Evoluzione-Resilienza-Coaching-Narrativo

Si possono avere due categorie di impatti traumatici nelle imprese:

  1. a seguito di cambiamenti dell’ambiente esterno nell’ambito della legislazione, dei fattori socio-culturali, delle condizioni economiche generali;
  2. per i cambiamenti repentini in una o più delle 5 forze competitive descritte dal modello di Porter, ovvero concorrenti diretti, fornitori, clienti, potenziali competitors entranti, produttori di beni sostitutivi.

Prendendo spunto dal concetto di resilienza in biologia, si tratta per tutte le organizzazioni di rispondere rapidamente e adeguatamente a cambiamenti imprevisti, grazie all’abilità di riprendersi con immediatezza e ritornare alla forma che si aveva in quel momento. Secondo l’American Psychological Association la resilienza indica la capacità di un soggetto o di una organizzazione di riprendersi dalle esperienze difficili: si riorganizza la vita in maniera positiva di fronte a forse impulsive che urtano il nostro essere.

Il business coaching sostiene questa capacità nelle organizzazioni e supera l’ostacolo della scarsità di risorse:

  • allenando le persone a sviluppare comportamenti resilienti attraverso strategie mirate e personalizzate.
  • sostenendo lo sviluppo di un modello di gestione delle persone che favorisca l’apprendimento e l’uso immediato delle risorse adattive e creative.

Tra evoluzione e resilienza c’è molto che riguarda il futuro dell’impresa e delle persone: lo sviluppo sostenibile nel proprio ambiente di riferimento ed il saper affrontare con successo le sfide della competizione.

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