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Siamo storyteller naturali e cercatori di senso

Nelle nostre storie, nei racconti che quotidianamente ascoltiamo o narriamo, c’è la nostra ricerca di senso. Le persone si adoperano per dare un significato compiuto ed un ordine alle loro vite. Questa crescita in termini di consapevolezza avviene attraverso un processo di storytelling personale:

  • sia comprendendo sé stessi come individui nella loro unicità,
  • sia come esseri sociali pluralmente definiti dalla fase di vita, dal genere, dal gruppo etnico di appartenenza, il ceto sociale e la cultura.

L’approccio del coaching narrativo, come esprime David Drake, considera un diverso set di ipotesi, in primis una maggiore coscienza senza pregiudizi delle persone nel loro stato attuale. Tratta le storie e le azioni individuali come le basi necessarie per possibili modifiche dello status quo.

La trama dei nostri racconti di vita è fatta di traiettorie sociali, quei percorsi attraverso i quali i soggetti si trovano in determinate circostanze e cercano di gestirle nel migliore dei modi. È dalle traiettorie, dal sentiero a volte tortuoso, che si ricavano, unendo i punti, i gradini di un cammino individuale, dal quale si evince la varietà dei percorsi di vita.  Distefano, 2006, che riprende Bertaux, “Racconti di vita”.

Per raggiungere ciò che ognuno di noi vuole davvero la strada pertanto non è dritta, anzi  spesso è un percorso tortuoso. Le persone raramente hanno una visione chiara finché non si è nel flusso della auto narrazione e della ricerca di senso.

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Siamo tutti storyteller, narratori naturali

Il coaching narrativo tiene conto che le storie personali racchiudono un grande potenziale, non sempre realizzato: possiamo crescere e apprendere dalle narrazioni basate sulle esperienze personali. Le storie che conosciamo meglio sono le nostre: ne siamo autori e protagonisti, sia per il tempo a cui rimandiamo, sia per i contesti e le dinamiche relazionali che intrecciamo.

Apprendere vuol dire ricavare da ciò che raccontiamo lezioni e saggezza per la crescita personale, anche se questa maturità non implica un immediato senso di benessere. Per crescere può essere necessario un riconoscimento di ciò che si è perso, di come avremmo potuto agire in maniera più funzionale e di ciò che probabilmente non si verificherà mai più.

Siamo cercatori di senso

Questa accettazione, per quanto può essere sofferta, in realtà consente a tutti noi di:

  • esprimere dei miglioramenti per la vita futura
  • prendere nuove decisioni con maggiore giudizio
  • poter raggiundere i nostri traguardi, grazie all’apprendimento di lezioni.

Le lezioni di vita (Singer, 2006) sono allora quanto noi possiamo estrapolare dalle esperienze, per dirigere il nostro futuro verso circostanze simili a quanto abbiamo appreso. Attraverso l’acquisizione di intuizioni, il messaggio di un’esperienza viene portato alla connessione più profonda del Sé e ad una conoscenza più ampia del mondo e delle relazioni con gli altri.

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La memoria autobiografica

Le memorie rievocate dalle nostre narrazioni ripercorrono il corso di azioni verso gli obiettivi personali ed i risultati ottenuti, compresi gli ostacoli incontrati lungo il cammino per raggiungerli. Il loro ruolo è fondamentale, in quanto riguardano eventi:

  • atipici ed emotivamente intensi della nostra vita
  • egualmente distribuiti su versanti negativi e positivi.

Ogni storia si configura così come un modo per organizzare gli episodi vissuti e richiamarli alla memoria. La linea narrativa di base di una storia, la trama degli eventi, tende a mantenersi stabile nel tempo. Tale stabilità si riferisce agli avvenimenti originali, mentre quello che noi possiamo variare nella narrazione riguarda le implicazioni ed i significati che attribuiamo agli eventi stessi (Thorne, 2000).

Il pensiero autobiografico, che si basa sullo ristabilire connessioni tra i ricordi, prende forma per tenere insieme la vita. La memoria riveste un ruolo identificante, è lotta contro l’oblio della morte (Duccio Demetrio, 1995).

Le memorie personali non sono equamente distribuite nell’arco della vita, hanno un balzo negli anni compresi fra i 10 e i 30. Molti eventi importanti hanno luogo in questo periodo della vita: molte prime volte, primi lavori, primi amori, primi nuclei familiari propri. Questi elementi esprimono le nostre esplorazioni in cammino e danno forma all‘identità narrativa e all’intimità personale. Si segnala inoltre che alcune ricerche sembrano mostrare nelle persone divergenze e distacco nei confronti delle memorie della prima infanzia.

Quando le nostre relazioni sociali implicano il racconto di memorie personali, ciò che si sviluppa è il prodotto congiunto di valori sia propri, sia interpersonali e culturali. Le storie di vita riflettono infatti la nostra natura, i nostri principi guida, i nostri traguardi. La conoscenza accumulata attraverso la riflessione sulle nostre memorie narrative produce uno schema che provvede alla coerenza tematica, temporale e causale del senso complessivo della nostra identità.

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Memorie specifiche

Le memorie personali specifiche possiamo considerarle come le unità più piccole, i mattoncini che servono da informazioni di base per la costruzione della nostra storia più estesa e formata. Le identità narrative salutari combinano la specificità della memoria con la creazione di senso, al fine di ottenere intuizioni utili e benessere personale. Per questo è fondamentale la memoria specifica, ovvero la generazione di ricordi specifici con ricostruzioni sensitive, percettive ed emotive delle esperienze passate.

Questo sistema di memoria episodica produce ricordi che rimangono disponibili per un’eventuale integrazione nella nostra coscienza del Sé. Quando accade, tali ricordi diverranno permanenti, parte integrante della conoscenza autobiografica di base e della nostra memoria a lungo termine, ovvero si tratta di memorie autobiografiche e di vita.

Memorie di vita

Sono quelle relative a dimensioni rilevanti del proprio Sé, collegate al perseguimento di obiettivi a lungo termine. Risultano emotivamente più intense e dettagliate. Se diventano parte integrante di un capitolo significativo di vita, connettendosi ai temi più critici delle narrazioni di un individuo, allora attraversano il confine oltre il quale si configurano come vere e proprie memorie di auto definizione. Queste ultime rifletteranno gli interessi più duraturi delle persone (es. autorealizzazione, intimità o spiritualità ecc.) e/o conflitti ancora da risolvere.

Concludo con le parole di Oliver Sacks “Senza memoria la vita non è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire”.

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Storytelling e Coaching: cornici di senso per le storie

Per ri-scrivere la nostra storia e rappresentarla come una serie di eventi ordinati nel tempo, dei quali si colgono le relazioni causali e il collegamento con i significati profondi, dobbiamo poterla vedere da un punto di vista emozionale. La cornice di senso per rappresentare una storia è una sorta di “visual storytelling”: si utilizzano modalità di “design” visivo per il racconto e si può rendere semplice ciò che inizialmente ci sembrava difficile esprimere e strutturare.

Prima di definire lo storyboard, la sceneggiatura dove noi spostiamo, aggiungiamo e togliamo, modifichiamo la sequenza degli eventi per narrare il nostro viaggio avventuroso nella vita, abbiamo bisogno di una cornice di senso più emotiva, capace di rappresentare la trama che si sta dispiegando per noi.  Occorre una visione di insieme che integri gli elementi fondamentali per entrare in contatto con le proprie potenzialità eroiche.

A questo proposito è molto significativa la frase dell’Oracolo tratta dal film Matrix Revolutions: “al mondo tutto quello che ha un inizio ha anche una fine“.

Già Aristotele nella “Poetica” aveva affermato che la favola deve essere compiuta e perfetta, in altri termini deve avere unità, ossia un inizio, uno svolgimento ed una fine. Questo ci porta ai tre punti salienti di ogni narrazione che contengono anche i momenti emotivi fondamentali.

1) L’inizio di una storia individua un problema, un ostacolo od un desiderio. Si tratta di un’opportunità oppure una sfida che riguarda il protagonista (coachee), il quale è “chiamato” ad uscire dalla quotidianità e dal corso normale della sua vita.

2) La parte centrale, “di mezzo”, esprime il momento cruciale della lotta, con alterni momenti di tensione e allentamento caratterizzati da prove, ostacoli superati e insuccessi. C’è incertezza e non si sa ancora come finirà. Il protagonista vive il processo di trasformazione che può comprendere aspetti psicologici, spirituali e fisici. In questa fase si scoprono le potenzialità personali e avviene l’acquisizione di nuove abilità o competenze, utili a raggiungere l’obiettivo finale.

3) La “chiusura” esprime la fine di quel ciclo di eventi ed il cambiamento o la trasformazione avvenuta nella storia. Il protagonista (coachee) raggiunge una risoluzione (obbiettivo), fa i conti con i “nodi emotivi” ed ha una esperienza di apprendimento.

Ecco un punto di contatto fondamentale fra storytelling e coaching. In questo ciclo narrativo si compie anche l’arco di trasformazione del personaggio. Il protagonista alla fine del ciclo si modifica, acquista consapevolezza e supera un problema interiore che spesso non sapeva di avere.

Analogamente l’arco di trasformazione del “coachee” prende forma nell’intreccio fra storytelling e coaching e possiamo considerarlo:

  • sia come il cammino necessario per riscrivere la “sceneggiatura” che riguarda la nostra vita e molti dei suoi temi\problemi caratterizzanti (ciò che ci rende unici);
  • sia il racconto delle tappe di un processo di crescita verso una consapevolezza che appartiene a tutte le persone (ciò che ci rende simili).

Le scoperte e l’apprendimento che sono insite nelle nostre narrazioni alla fine mettono in relazione profonda lo scorrere della trama che sappiamo finalmente vedere e il nostro sviluppo interiore, a partire da una “crisi di autogoverno” che è lo stato di partenza per ogni percorso di coaching.

In questo connubio tra storytelling e coaching, possiamo dare valore formativo e per la crescita alle nostre storie personali, al fine di:

  • definire una mappa personalizzata della storia, la nostra cornice di senso;
  • innescare il processo di cambiamento iniziando a rappresentarlo;
  • rendere più fluido e chiaro lo sviluppo della nostra storia futura da cambiare (storyboard), mettendo a fuoco le domande chiave, gli obbiettivi, le sfide, i nemici e gli ostacoli, gli alleati e le risorse.

Se sappiamo vedere il futuro come una storia da raccontare, possiamo già portare il futuro dentro di noi.

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Vivere il cambiamento attraverso le storie

Raccontare storie è la forma più antica di comunicazione umana. Utilizziamo le storie, quasi inconsapevolmente, per condividere esperienze, conoscenze e valori con gli altri e aprirci alla relazione. Gli stimoli narrativi, la nostra capacità di narrare e di riconoscere le storie ci permette una infinita libertà creativa. Abbiamo la possibilità di capire quale futuro possiamo scrivere e quale ruolo possiamo interpretare.

Cambiamento, trasformazione, evoluzione, crescita, percorso, metamorfosi, rinascita,… Queste parole possono ispirarci e darci motivazione ma anche portarci inquietudine e dubbi, timore del nuovo.

Non è certo semplice cambiare le vecchie abitudini e i nostri soliti comportamenti, mettere in discussione il nostro modo di pensare e i nostri valori, sino a rivedere gli ideali e i principi secondo i quali abbiamo vissuto fino a oggi.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
 mi ritrovai per una selva oscura
 ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
 esta selva selvaggia e aspra e forte
 che nel pensier rinova la paura!

Dante Alighieri

Quanta potenza in queste parole di Dante, quale bellissima metafora per raccontare le incertezze e le paure che ci possono cogliere in alcuni momenti della nostra esistenza. A tutti noi capita di imbatterci in qualche “oscura selva emotiva” (W. Bridges) e per uscirne dobbiamo voltare le spalle ad alcune cose e affrontarne di nuove.

Tutte le persone che vogliono vivere il proprio cambiamento possono iniziare a raccontarsi e cercare strategie e obiettivi per riscrivere attivamente il proprio futuro prossimo. La narrazione di storie e l’identificazione (o il disaccordo) con i personaggi possono essere una risorsa fondamentale per uscire dai dilemmi della quotidianità. Ci fa riflettere su ciò che è importante per noi, sul nostro modo di stare al mondo.

Vivere-il-cambiamento-storie-coaching-narrativo

Le storie che siamo capaci di ascoltare e di raccontare:

  • diventano fonte di ispirazione per spiegare le complessità del cambiamento
  • possono renderci più abili nel gestire il cambiamento
  • incoraggiano il pensiero innovativo e l’accettazione di nuove idee
  • sono fortemente motivanti, perché adottano la potenza della metafora.

Possiamo vedere subito in atto la nostra capacità narrativa quando raccontiamo la storia di un nostro risultato raggiunto, di una sfida vinta o di una soluzione trovata a un problema. Ecco che siamo istintivamente portati ad esprimere con maggiore chiarezza il nostro vissuto personale con una ricchezza di dati che permette la rilevazione delle nostre abilità, attitudini e dei principi che ci guidano. Mettiamo a fuoco come abbiamo espresso la nostra creatività, le nostre risorse, le nostre potenzialità.

Per raccontare una storia

Nell’ambito delle nostre narrazioni si possono riconoscere elementi sia della struttura narrativa sia di apprendimento e risposta, ovvero di cambiamento e risoluzione. Vediamoli brevemente seguendo il ciclo tipico delle favole e delle storie.

“C’era una volta”: lo status quo, dove la storia ha inizio e troviamo i personaggi.
“Poi un giorno”: ecco l’evento scatenante, i personaggi incontrano un problema o una sfida.
“Per questo motivo”: c’è il richiamo all’azione, la presa di coscienza e l’accettazione della sfida. La storia cambia verso.
“L’apice della storia”: ora si è in gioco, i personaggi affrontano la nuova situazione (sfida) e vivono il cambiamento impegnandosi al massimo;
“La risoluzione”: siamo arrivati al finale, l’epilogo con la soluzione che esprime il risultato delle azioni. Ci sarà il successo?
“La morale”: noi tutti, attraverso i personaggi, apprendiamo qualcosa di nuovo dal corso di azioni e dal suo esito. Il cambiamento è compiuto e diviene parte della nostra mappa del mondo.

Ora siamo più consapevoli, abbiamo maggior chiarezza nel vederci in una dimensione nuova e possiamo dare il nostro significato alle parole cambiamento, trasformazione, crescita, percorso.

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Coaching Narrativo: le storie siamo noi

È un percorso di Coaching che valorizza gli stimoli narrativi. La narrazione riguarda il racconto di avvenimenti dove il Coachee è protagonista o un personaggio della trama. Attraverso il racconto del Coachee emerge l’intenzionalità: le azioni mosse a seguito di fatti, opinioni, sentimenti. Emerge anche il valore della rappresentazione: i personaggi, gli obiettivi, le azioni.

Il Coaching narrativo parte con un incontro introduttivo che illustra le caratteristiche del percorso e le particolarità dello storytelling. Si prosegue con un ciclo da 4-6 sessioni di Coaching per un primo itinerario narrativo (una sorta di diario personale). Alla fine delle sessioni emerge un filo conduttore che unisce tutti i racconti in termini di identità (chi sono) e percorso (cambiamento, evoluzione)

Possono essere rappresentate dal Coach le 3 dimensioni che il coachee può aprire: passato, presente e futuro. Si riprendono gli elementi di struttura tipici della sessione di Coaching, semplicemente orientati in chiave più narrativa… apertura sessione, relazione, spazio, flusso.. chiusura e guadagni.

Il Coachee sceglie cosa raccontare in termini di evento chiave – rispetto al suo presente, al passato, alla sua immaginazione di eventi futuri che lo riguardano.  Gli altri eventi possono precederlo o seguirlo, subire salti improvvisi ma identificabili in relazione all’evento chiave del racconto. Se la narrazione riguarda il passato oppure il presente, gli obiettivi della sessione che il coach deve far emergere con le sue domande guida sono:

  • morale del racconto, insegnamenti appresi
  • focus per la missione personale (autostima)
  • corso di azioni da sviluppare in modo diverso dal passato (cambiamento).

Se la narrazione riguarda il futuro gli obiettivi della sessione sono:

  • la propria visione da realizzare (autoefficacia e autorealizzazione)
  • nuovi obiettivi di cambiamento e azioni per il futuro (cambiamento).

coaching-narrativo-storie-siamo-noiCon la narrazione si ri-conosce la propria storia e poi si lascia che il Coachee lavori sulle parole per creare una nuova narrazione. Si può cambiare angolazione, scrivere una nuova storia, sviluppare i capitoli, con nuovi focus e nuova energia. Per la ristrutturazione della storia personale il Coach utilizza spunti ed elementi dello storytelling ed in particolare del ciclo dell’eroe di Campbell. La finalità è quella di accompagnare e sostenere il Coachee nel suo «viaggio» narrativo rappresentando:

  • obiettivo finale da raggiungere
  • nemico od ostacoli che si frappongono: persone, situazioni avverse, blocchi personali
  • potenzialità da esprimere
  • alleati

La narrazione che il coachee effettua durante una sessione di coaching narrativo è il «simulatore di volo» che prepara poi alle situazioni reali da vivere.
Sii la tua storia, il futuro è l’unica dimensione del tempo nella quale si può scrivere il cambiamento.

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