Diario il nostro viaggio interiore narrato

Il diario ovvero il nostro viaggio interiore narrato

La forma di scrittura auto-analitica è, per eccellenza, il diario. La nostra scrittura, organizzata cronologicamente e sistematica, fa di ognuno il testimone di sé stesso. Consente quel processo definito di “bilocazione cognitiva”, attraverso il quale lo scrittore si pone simultaneamente come autore e come lettore: è presente in due spazi diversi, due dimensioni che si rispecchiano.

La scrittura è per tutti noi uno strumento semplice e immediato per inaugurare un percorso di auto-conoscenza. Scrivere di sé può essere un esercizio molto fertile per esplorare, attraverso un gesto quotidiano, il proprio modo di stare al mondo e i sentimenti che scaturiscono dalla consapevolezza della propria identità, nonché dei ruoli in cui ci troviamo, scelti o attribuiti dalle persone che ci circondano.

L’atto dello scrivere dirige l’attenzione, stabilisce un contatto col presente, agevolando la creazione di un “filtro” attraverso il quale passano le esperienze più significative, i valori, le emozioni, o semplicemente gli attimi e i vissuti di particolare intensità. Ne scaturisce una “letteratura personale”. La poetessa americana Sylvia Plath scrive nei suoi diari: “il presente è l’eternità e l’eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è la vita”. Il diario è un grande capitolo della narrazione riguardo al “parlar di sé” e presenta alcune funzioni importanti:

  • Organizzare l’esperienza del tempo raccontato attraverso i nostri scritti (consapevolezza del tempo)
  • Avvicinare il tempo delle nostre azioni con il tempo della narrazione (consapevolezza del fare)
  • Registrare le esperienze ed esprimere la nostra interpretazione degli eventi (consapevolezza di ciò che è accaduto)
  • Essere strumento di crescita personale e di sviluppo (consapevolezza dell’essere)

Scrittura di sé Coaching Narrativo

La presenza di un luogo e di una data garantiscono la “tracciabilità” di noi stessi, possono, in una rilettura distanziata nel tempo, spiazzare o stupire, segnando le tappe della nostra formazione, della costruzione di un’identità. Il Diario è quindi un esercizio riflessivo col quale affidare alla pagina noi stessi, liberando nel pensiero uno spazio, quasi una “memoria esterna”, e questo spazio diventa capace di accogliere nuovi pensieri, nuove informazioni, nuovi orientamenti.

“Io voglio semplicemente mettere sulla carta quello che mi è capitato oggi pomeriggio … Comunque venga devo scriverlo” annota ancora la Plath, sottolineando sia l’intenzione – la spinta volitiva della scrittura diaristica – sia il suo carattere di necessità.

Nel diario sperimentiamo l’essere allo stesso tempo chi scrive, chi legge, e la nostra scrittura, diventata “altro da noi”. La vediamo acquisire un’esistenza propria: materiale (l’oggetto “pagina”), etica (i nostri valori), affettiva (i nostri sentimenti e le nostre relazioni). Come ha scritto Duccio Demetrio ci troviamo in una continua mescolanza tra pensiero introspettivo, retrospettivo e “finzionale”, tale cioè da tradurre e rappresentare in una “finzione costruttiva” l’essenza dei fatti della nostra vita.

La decisione di scrivere un diario è infine una decisione intima e personale, solitaria da molti punti di vista. Il diario raccoglie immaginazione, azione, coscienza, esperienza, tempo, interiorità e racconto. La filosofa spagnola Maria Zambrano ci ricorda che “ci sono cose che non si possono dire, ed è indubitabile. Ma è proprio ciò che non si può dire che bisogna scrivere.

Rossella Maiore Tamponi – Paolo Lorenzo Salvi

coaching e processo di empowerment

Empowerment e Coaching

L’Empowerment è un processo di crescita dell’individuo basato sull’aumento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse non espresse e portare la persona ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

Questo processo può portare ad un cambiamento della percezione dei propri limiti in vista del raggiungimento di obiettivi personali. Empowerment significa aumentare il potere personale interiore ed aumentare le capacità, tuttavia per raggiungere dei risultati ottimali, è necessario applicarsi nel quotidiano. Il potere di una persona, insieme alle sue capacità e potenzialità, sono gli elementi essenziali per determinare la possibilità che si possa migliorare il carattere e rinforzarlo.

Il mio approccio al Coaching Narrativo (con competenza di Analisi Transazionale) favorisce il processo dell’Empowerment, dando supporto alla persona per raggiungere un maggior controllo sulla propria vita, aumentare il proprio senso di autoefficacia e la capacità di crearsi rappresentazioni mentali positive della situazione attuale e desiderata.

Durante il percorso di Coaching lavoro come professionista per individuare le risorse necessarie al fine di far raggiungere i propri obiettivi di vita e scegliamo insieme un piano di azione. Le azioni svolte per esercitare il controllo avvengono attraverso la partecipazione attiva del Coachee (chi segue un percorso di Coaching), grazie al sostegno offerto, per acquisire la consapevolezza delle proprie risorse esterne e interne e per poter mettere in atto il cambiamento desiderato.

Si possono così superare momenti di stallo nella vita personale o lavorativa, inerzia decisionale, tendenza a procrastinare, adattamento eccessivo e passivo alle situazioni, ovvero si supera il vissuto di una situazione di impotenza appresa. Con essa intendiamo lo stato di chi considera inutile adottare comportamenti che possano risolvere la situazione fonte di stress, ovvero:

  • Sentirsi in “scacco” (stallo completo e peso del giudizio degli altri)
  • Sfiduciato (non crede più in sé stesso, frustrazione e rinuncia a ai propri obiettivi)
  • Senza prospettive future (non saper che cosa fare del proprio futuro)
  • Vittima di eventi incontrollabili (i comportamenti giudicanti degli altri, le situazioni che vi bloccano, ecc.)

disempowerment

Ecco che a fronte di questi elementi entriamo in una fase di disempowerment, che accade quando la persona di fronte a un problema si demotiva, provando sentimento di inadeguatezza, di essere carente in qualcosa, il sentimento di chi non si sente più “in grado di”, con riferimento alle proprie aspettative di prestazione o di autorealizzazione.

Viene così a mancare la nostra capacità autonoma di cambiamento, l’espressione delle nostre abilità di problem solving e presa di decisioni per raggiungere i traguardi e gli obiettivi a cui teniamo. Si genera una insoddisfazione che mina la nostra autostima, ci fa sentire inefficaci, lasciandoci addosso quella sensazione di impotenza e una forte disillusione sul futuro.

L’Empowerment è la possibilità che tutti noi abbiamo di attivare un processo di rovesciamento della percezione dei nostri limiti, in vista del raggiungimento di risultati a volte sorprendenti e superiori alle proprie aspettative.Si può così raggiungere uno stato di speranza appresa, ovvero data dal fatto che il Coachee adesso dispone di:

  • Locus of Control interno (cambiare la situazione dipende da noi)
  • Motivazione all’azione (fare cose che ci coinvolgono e ci appassionano)
  • Percezione di competenza (soft skills allenate)
  • Percezione di autoefficacia (fiducia in sé stesso e capacità di affrontare la situazione)

Il processo di Empowerment ci porta infine ad acquisire maggiore controllo sulla nostra vita, avere più capacità di influenzare le nostre decisioni, ottenere le risorse che ci premettono di muoverci verso la nostra autorealizzazione e la consapevolezza di saper esprimere le nostre potenzialità. Il Coachee percepisce la possibilità di influenzare i risultati, riconosce la sua motivazione all’azione e rivaluta la propria considerazione di sé.ciclo di empowerment

Il Coaching mi ha insegnato che ogni Coachee è visto come una persona creativa e piena di risorse a cui il Coach offre il suo supporto professionale per modificare fattivamente parti di sé stesso partendo dal presente. Ha una sua tangibile concretezza basata sul prendere atto della situazione attuale e sull’agire per cambiarla che lo rende, probabilmente, così efficace.

Volutamente il coaching tralascia le cause del passato per concentrarsi con fiducia su ciò che la persona oggi può fare per eliminare zavorre inutili, migliorando così la sua qualità di vita. Inoltre, in qualità di Coach è mio compito far sì che il Coachee diventi capace di servirsi autonomamente degli strumenti appresi favorendo e sviluppando un senso di completezza, in modo da diventare auto-referenziato acquisendo completa gestione di sé.

Quello che ci possiamo portare a casa grazie ad un percorso di Coaching, rispetto all’obiettivo concordato, si esprime così in termini di Empowerment nella forma di un permesso che ci consente di “sentire di avere potere” e di “essere in grado di fare e di cambiare“.

Paolo Lorenzo Salvi

5 focus for an agile organization

5 focus per l’Impresa Agile

Ci sono 5 focus chiave dal mio punto di vista che aiutano a rendere una Impresa“Agile” e che rappresentano un approccio collaborativo al lavoro e fortemente oriento al cliente. Questi 5 focus ci consentono di esplorare l’Agilità di Business che si traduce nella capacità di un’impresa di riconfigurare velocemente organizzazione, strategia, processi, competenze, ruoli e tecnologie per sviluppare il proprio modello di business, fare innovazione continua e produrre valore.

Sono come 5 porte di ingresso per l’agilità di impresa, per entrare dentro un nuovo atteggiamento verso l’apprendimento, utilizzando la nostra capacità di navigare verso il successo attraverso la riflessione e l’adattamento.

Si può partire da ognuno di essi per poi arrivare agli altri, utilizzando una serie di pratiche e di strumenti che danno struttura alla filosofia di lavoro e consentono di creare esperienze pilota da ricondurre al quadro di insieme. Vediamoli brevemente.

impresa agile 5 focus

Mindset Agile

Una mentalità agile consiste in un insieme di credenze, atteggiamenti, valori e azioni per portare la filosofia dell’agilità dentro un ambiente di lavoro. Anche se le imprese ed i team possono utilizzare pratiche agili senza la mentalità agile, solamente l’adozione di un mindset agile nei propri team li renderà dei team ad alte prestazioni, concentrati sulla creazione di valore e risultati notevoli per i loro clienti.

Alcuni elementi del Mindset includono rispetto, collaborazione, miglioramento e cicli brevi di apprendimento, responsabilità, focus sulla consegna di valore e capacità di adattamento ai cambiamenti.

Ricordo brevemente I 4 valori fondamentali del Mindset Agile rispetto ai quali dedicherò un approfondimento:

  • Gli individui e le interazioni più che i processi e gli strumenti.
  • Il prodotto funzionante più che la documentazione esaustiva.
  • La collaborazione col cliente più che la negoziazione dei contratti.
  • Rispondere al cambiamento più che seguire un piano.

Product Organization

Possiamo sostenere che una Impresa agile ha la capacità di ripensare rapidamente le proprie strategie, riconfigurando velocemente i processi operativi e l’organizzazione per trasformare le sfide dell’ambiente in cui opera in nuove opportunità di crescita.

L’impresa Agile tralascia le logiche organizzative rigidamente funzionali in favore di quelle di prodotto, più adatte all’obiettivo di generare rapidamente valore per i clienti e il business. Quello che nasce come un approccio di sviluppo prodotti nelle fasi iniziali dell’impresa (Lean Startup) diviene poi un modello di innovazione per l’impresa Agile che va bene per tutte le imprese.

La Product Organization parte dal condividere la Visione di Prodotto con il team interfunzionale e comprensivo di tutte le competenze necessarie, appositamente istituito. La “Vision” di prodotto è importante per iniziare a lavorare su un nuovo prodotto o allineare un team attorno agli aggiornamenti di un prodotto esistente.

Possiamo dare il via alla prima versione o apportare modifiche all’ennesima versione del prodotto, in ogni caso ogni impresa che adotta l’agilità ha bisogno di creare e condividere la propria visione del prodotto. Si possono utilizzare strumenti come le Canvas o la Vision Board. In ogni caso la Product Organization ha l’obiettivo è di catturare quattro aspetti fondamentali di un Prodotto: Target Group, Needs, Product, Business Value

Servant Leadership

Nella nostra visione tradizionale il leader risulta come il capo, colui che sa guidare un gruppo di persone che vengono definite followers al raggiungimento degli obiettivi. Come dicono Bennis e Nanus nel loro libro “Leader. Anatomia della Leadership”, la Leadership è capacità di influenza sulle direttrici dei motivi e delle azioni, sulle azioni stesse e sulle opinioni. I Leader sviluppano una visione e dei criteri di valutazione per il suo raggiungimento.

Un Servant Leader guarda al futuro. Definisce e comunica la propria visione organizzativa e gli obiettivi a medio e lungo termine. Quindi sforza di coinvolgere il team nella condivisione di tale visione. Ecco brevemente le caratteristiche che esprime un Servant Leader:

  • Considera la Leadership come una opportunità per essere al servizio degli altri.
  • Condivide il potere ed il controllo per raggiungere la performance.
  • Misura il successo sulla base della crescita e dello sviluppo.
  • Ascolta.
  • Non crede che tutto giri intorno a lui.

Per comprendere la Servant Leadership è fondamentale conoscere il pensiero di Robert Greenleaf nel 1970, sviluppato successivamente da Larry Spears nel 1998.

Cliente centrico

  • Come facciamo a sapere che cosa vogliono realmente i nostri clienti?
  • Ci siamo dati il tempo per definire realmente chi sono i nostri clienti?

Molte delle pratiche nell’ambito di metodologie e del framework Agile specifici sono pensate per rispondere proprio a queste domande strategiche.  Questo vuol dire ri-scoprire i propri clienti per creare il valore esattamente rispondente alle loro esigenze.

Una Impresa Agile mira a rilasciare tempestivamente incrementi di valore (Prodotto), spesso e coerentemente per soddisfare le mutevoli esigenze a lungo termine del mercato e dei clienti. C’è un team interfunzionale e auto-organizzato, fondato sul paradigma dell’autonomia condivisa, che lavora per ogni target specifico di clienti, al fine di rispondere velocemente ai feedback ed essere agile.

Il Team di Prodotto (Team interfunzionale) sviluppa e rilascia il Prodotto con un piano di lavoro che può essere rivisitato sulla base di una migliore comprensione del cliente, coinvolto in ogni fase della realizzazione incrementale che sarà oggetto della “delivery”. Ovvero si vuole dare valore ad ogni iterazione di lavoro del Team di Prodotto (i cosiddetti Developers) e raccogliere il feedback del cliente in corso d’opera.

Una volta completato il primo prodotto minimo vitale (MVP), si inizia a migliorarlo in base al feedback degli utenti e dei clienti. Successivamente si fa in modo che si evolva da MVP con i primi utenti a qualcosa di più significativo e di sempre maggior valore. Questo è essere Cliente Centrici.

Pianificazione OKR

L’acronimo OKR sta per Obiettivo e Risultati Chiave (rimando al mio Post: Breve storia degli OKR) . L’obiettivo è qualitativo e i risultati chiave (il più delle volte tre) sono quantitativi. Sono usati per focalizzare un gruppo o un individuo su un obiettivo audace.

L’obiettivo stabilisce un goal per un determinato periodo di tempo, di solito un trimestre. I risultati chiave indicano se l’obiettivo è stato raggiunto entro la fine del tempo. Questo modo di pianificare su cicli brevi e con grande focus, ci porta a stabilire la destinazione per il team in modo che nessuno sprechi il proprio tempo.

Gli OKR sono adottati da una Impresa Agile per almeno uno dei tre motivi principali:

  • Messa a fuoco: cosa facciamo e cosa non facciamo come impresa?
  • Allineamento: come possiamo assicurarci che l’intera impresa si concentri su ciò che conta maggiormente?
  • Accelerazione: il tuo team sta davvero esprimendo il suo potenziale?

Questi sono i 5 focus per l’Impresa Agile che rappresentano punti di ingresso ai temi della Business Agility e che possono essere sviluppati con il supporto dell’Agile Coaching. Paul Buchheit sostiene che “se tutto ciò che fai funziona senza problemi, significa che non ti stai assumendo molti rischi e quindi, probabilmente, non stai facendo nulla di innovativo.” Ognuno di questi focus richiede uno sforzo innovativo, ma apre la porta alla dimensione dell’agilità per ogni azienda.

Paolo Lorenzo Salvi

Narrazione personale

Voce o scrittura? L’esigenza di trovare noi stessi

La consapevolezza di noi stessi e del modo in cui comunichiamo trova nel racconto e nella narrazione il suo mezzo elettivo, con effetti e proprietà diversi a seconda che ci affidiamo alla voce e alla pronuncia oppure alla scrittura.

Lo storico delle idee Jean Starobinski ha scritto che i sentimenti “ci sono accessibili solo nel momento in cui si sono manifestati verbalmente o con un altro mezzo espressivo”. Emozioni e sentimenti non sono le parole ma possono diffondersi solo attraverso le parole.

Il linguaggio e le sue forme espressive, voce o scrittura, oltre ad essere necessario per la cognizione delle cose e il ragionamento, rappresentano la soglia da attraversare per rendere comprensibile agli altri il nostro mondo emozionale interno e per renderlo chiaro a noi stessi. In questo senso il celebre scrittore Samuel Beckett diceva che “le parole sono tutto quello che abbiamo”.

L’importanza della voce

La nostra voce è fondamentale per la sua funzione metacomunicativa: essa manifesta e può suscitare emozioni nei nostri interlocutori. Per esempio, può suscitare empatia, distacco, attenzione, distrazione, fiducia, agitazione, ispirazione.

La voce ci arriva in forma di onde sonore che la rendono liquida e avvolgente, a volte dura e stridula, altre morbida e rassicurante. Ci può mettere in risonanza profonda con l’altro ed è la base fondamentale del nostro dialogo interno. La voce è protagonista delle conversazioni interiori che abbiamo con noi stessi, diventa la natura essenziale della nostra coscienza.

La nostra voce ci caratterizza univocamente nella relazione con gli altri, incide profondamente nella nostra forza comunicativa, nella nostra efficacia, nella nostra credibilità e nella efficacia del nostro conversare.

Infine, la voce è uno strumento di lavoro per tutti noi, riempie le nostre giornate lavorative, i nostri dialoghi on-line in tempo di pandemia e veicola i nostri bisogni, le richieste, i desiderata, gli obiettivi, le informazioni necessarie.

coaching per riscrivere la storia personale

Il racconto è una cornice di senso per le nostre vicende

Il suono della voce ci permette di divenire ascoltatori della nostra piccola, personale “odissea”, mentre la scrittura ci consente di farne addirittura un oggetto del mondo, una pagina, qualcosa da rileggere, tenere fra le mani, contemplare o perfino donare.

C’è una grande funzione che il racconto autobiografico o la scrittura aprono nel loro stesso svolgersi, ed è quella di orientarsi al cambiamento, di acquisire potere sulla propria vita per imprimerle una direzione soddisfacente, per andare verso sé stessi in modo creativo.

Gli studi più recenti di neuroscienze hanno messo in evidenza come esista una stretta interazione tra il sistema cerebrale che governa il linguaggio e le connessioni neurali che determinano il movimento. Il linguaggio cioè passa attraverso il coinvolgimento del sistema motorio, preposto al movimento e all’attività.

Si può affermare, semplificando, che il “cervello del dire” e quello “del fare” hanno bisogno l’uno dell’altro. Raccontare noi stessi, scriverne, o produrre storie nostre e racconti ci mette in relazione col futuro, e può essere un modo efficace e potente di agire cambiamenti e raggiungere nuovi obiettivi.

Dare voce alla nostra voce.

Definirsi significa narrare sé stessi diventando riconoscibili nella propria unicità, attraverso il linguaggio inteso come capacità che rende umani e che crea relazioni o legami. Così ne Le mille e una notte la bella Shahrazad salva la sua vita raccontando ogni notte una fiaba che incanta il suo carnefice.

La vita è divenire, ricercare connessione con gli altri, e la nostra voce ne è la sua vibrazione più profonda.

Rossella Maiore Tamponi – Paolo Lorenzo Salvi

narrazione personale

3 tipi di storie per raccontarci agli altri

Ci sono tre tipi di storie molto immediate che parlano di noi nella vita di tutti i giorni. Queste storie ci mettono in relazione gli uni con gli altri, ci fanno rispecchiare nelle vite degli altri, traendone ispirazione per le nostre. Riguardano semplicemente chi siamo, cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Prendo spunto dal post apparso sul sito di ImageThink nel 2013 (“Storytelling Tips & Tricks”) dove si riconosce ad ognuno di noi la capacità di essere un narratore, sia per la dimensione lavorativa che per quanto attiene la vita quotidiana. Nel post sono stati proposti 3 ambiti di narrazione personale che approfondisco e rielaboro in questo breve articolo secondo la mia interpretazione.

Io chi sono?

Storie che riguardano l’identità narrativa e i nostri valori.
La nozione di “identità narrativa” si fonda sulla capacità della persona di “mettere in forma di racconto” in modo concordante gli avvenimenti della propria esistenza, ricercando un filo di coerenza, una cornice di senso. Le persone definiscono e condividono storie su sé stessi, rievocando particolari episodi e periodi delle proprie vite. Nel far questo attribuiscono un significato a tali esperienze e generano anche un apprendimento.

L’identità narrativa è importante perché ricostruisce il passato autobiografico in modo tale da fornire alla vita della persona una trama che abbia una certa coerenza, unitarietà e scopo. La nostra storia di vita condensa e ristruttura in modo sintetico ricordi, episodi e obiettivi ricercati, dando forma ad un racconto identitario coerente. Attraverso la narrazione, le persone esprimono a sé stesse e raccontano agli altri ciò che sono adesso, ovvero come sono arrivati a diventare ciò che sono.

Parliamo agli altri delle nostre passioni e dei nostri interessi più grandi, ciò che ci piace, di ciò che non ci piace fare, dei nostri gusti e delle nostre preferenze.
Raccontiamo ciò in cui crediamo, quello per cui lottiamo e ci impegniamo nella vita, i nostri valori più profondi che ispirano le nostre azioni. Valori e principi che abbiamo faticosamente formato nelle pieghe dell’esistenza e che sono il nostro faro per capire chi siamo veramente.

3 tipi di storie per raccontarci agli altri

Che cosa sto facendo?

Le storie dei nostri successi, dei nostri traguardi.
Tutti noi abbiamo aspirazioni e obiettivi nella vita, in diversi ambiti e a seconda dei diversi ruoli che svolgiamo nella nostra esistenza. L’obiettivo fornisce la direzione al nostro corso di azioni, indirizza le nostre energie, orienta i nostri sforzi e la nostra tenacia. Gli obiettivi ci aiutano a capire dove vogliamo andare e che strada prendere quando siamo chiamati a dover compiere delle scelte.
Tim Rich scrive che ci sono diversi tipi di storie che raccontiamo e molti modi per raccontarle, ma tutte hanno lo stesso processo in tre parti al loro cuore. Rielaborando la sua tripartizione in relazione alle mete che ci prefiggiamo, possiamo considerare i seguenti elementi fondamentali.

1. Innanzitutto, ci deve essere un obiettivo sfidante, ovvero un traguardo da raggiungere che richieda l’espressione delle nostre abilità e competenze. Sfidante al punto giusto, senza portare molta ansia o senza essere troppo facile.
2. In secondo luogo, dobbiamo agire con decisione per realizzare il nostro obiettivo affrontando ostacoli e difficoltà sia interiori che esterne.
3. Infine raggiungere il traguardo, ottenere dei risultati significativi per noi, alimenta la nostra autostima ed il senso di riuscita: in breve parliamo di sfida, azione, trasformazione.
Raccontare le nostre imprese è una operazione di “costruzione di senso” per dare spessore alla nostra realtà quotidiana, per trasmettere agli altri il nostro personale viaggio dell’eroe e definirci. Raccontiamo il nostro valore.

Dove sto andando?

Le storie della nostra visione del futuro.
La capacità di raccontare la visione del futuro senza fornire soluzioni sul come arrivarci è uno sprone alla creatività. Ci attiva per poter passare dallo stato di partenza e quello finale desiderato.
La visione del domani è una rappresentazione che sostiene la nostra auto-realizzazione ed esprime in termini di narrazione chi vogliamo diventare, in che modo vogliamo fare la differenza e i valori principali che ci stanno a cuore.

Questa narrazione, questa storia che raccontiamo agli altri, è la proiezione dello scenario che ognuno di noi vuole “trovare” nel suo futuro e che rispecchia i suoi valori, i suoi ideali e le sue aspirazioni generali.
Possiamo raccontarla come una grande immagine, oppure una sequenza “cinematografica” che ci vede protagonisti di azioni, sfide da affrontare, obiettivi raggiunti, ruoli che svolgeremo, traguardi e realizzazioni che avremmo ottenuto.
Queste storie che parlano di noi agli altri possono riguardare il nostro futuro desiderato nelle aree:

• Salute e Benessere psico-fisico
• Relazioni sentimentali e famiglia
• Carriera, Business, Lavoro
• Relazioni con gli altri  
• Interessi personali e passioni

Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato”, come diceva F. W. Nietzsche e non possiamo realizzare un futuro che non siamo capaci di immaginare e di raccontare.

In conclusione

Questi tre 3 tipi di storie sono parte della nostra comunicazione quotidiana e ci aiutano a definirci come persone in cammino, rielaborando e attribuendo un senso alle vicende che viviamo. Prestare maggiore attenzione a cosa raccontiamo e cosa ascoltiamo rispetto a queste narrazioni amplia la nostra capacità di “comprensione oltre un semplice fatto intellettuale“. Significa capire meglio noi stessi e gli altri con la testa e anche fondamentalmente con il cuore.

Chiudo con le parole tratte dal testo della canzone Un Senso di Vasco Rossi,  contenuta nell’album Buoni O Cattivi.

Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha.