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Contesto e narrazione personale: the big picture!

La cultura ed il contesto sociale, in senso ampio, forniscono un menù di temi, immagini e intrecci all’interno del quale noi scegliamo i “blocchi” di riferimento per costruire il nostro percorso unico e la sua cornice. Le narrazioni di auto definizione sono situate in maniera complessa e differenziata in tali ambiti, a diversi livelli. Ecco alcuni spunti per comprendere il contesto delle nostre storie.

Contesti sociali ed ecologie di genere

Le narrazioni vengono create anche per rispondere alle richieste dei ruoli sociali che ricopriamo e delle nicchie storico-culturali a cui ci riferiamo: entrambe ci inducono alla ricerca di risposte ai problemi posti dai vari gruppi e sottogruppi di riferimento cui facciamo parte.

Questo succede in modo analogo nel mondo digitale, dove la narrazione personale si esprime in relazione alle comunità di appartenenza. Queste ultime hanno un tema centrale che funge da aggregatore per lo scambio e lo storytelling. Si pensi ad esempio alle “community” dei propri interessi personali, sportivi o culturali alle quali apparteniamo, ad un gruppo sui social network del tenore di Facebook, Linkedin e Instagram, oppure un gruppo di messaggistica in Whatsapp o similari.

Altri sotto-contesti sono quelli relativi al ceto sociale, l’etnia, la religione, l’orientamento sessuale, la categoria professionale e il luogo di lavoro, nonché l’epoca storica nella quale si vive e gli adattamenti all’ambiente.

Infine consideriamo come i contesti di genere  possono influenzare le narrazioni personali (Thorne, 2000).

  • Per il genere maschile, l’audience a cui saranno rivolte le storie tende a restringersi abbastanza presto nell’adolescenza e a ridursi ulteriormente nell’età adulta. Si comincia privilegiando come destinatari per i racconti gli amici dello stesso sesso e, successivamente, le mogli, preferendo una modalità di narrazione più intima.
  • Invece per il genere femminile, il pubblico si mantiene più ampio lungo tutto l’arco dell’esistenza, includendo amici e membri della famiglia. Si mantiene una narrazione più socializzante.

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La cultura avvolge le storie di vita

Le storie di vita possono dirci molto su una determinata civiltà. Catturano ed elaborano metafore e immagini che hanno una risonanza formativa all’interno di una cultura specifica. In primis abbiamo la distinzione tra:

  • coloro che la cultura glorifica come personaggi buoni e
  • quelli che condanna come personaggi cattivi, presentando anche le diverse varietà intermedie tra questi due estremi.

Viene inoltre fornito ad ogni persona un assortimento corposo di storie di vita tra cui scegliere, le quali trasmettono insegnamenti valoriali e principi di comportamento da cui attingere. Infine il contesto culturale e le storie emblematiche che lo rappresentano, possono produrre un set di significati tale da riempire l’esistenza personale in quella cultura.

Le scelte narrative di ognuno di noi indicano anche il tipo di relazione che abbiamo con i nostri contesti di riferimento. Le persone decidono di confrontarsi con diversi tipi di storie:

  • rifiutandone molte,
  • talvolta ribellandosi a quanto viene reso disponibile dal contesto (ma la ribellione è anch’essa il segno dell’influenza esercitata sull’individuo),
  • infine modificando quelle selezionate per adattarle alla loro esistenza unica.

In questo adattamento siamo guidati da un insieme di situazioni congiunte, ovvero dalla congiuntura relativa al nostro mondo sociale, economico e politico, unitamente a quanto proviene dal background familiare, dalle esperienze educative nonché dai propri tratti personali (McAdams & Pals, 2006.  Thorne, 2000.  Singer).

Concludo con un detto africano che rende in modo incisivo l’idea del contesto della storia. Per educare un bambino occorre tutto un villaggio. Proverbio del Kenya

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